THAILAND (parte seconda)

Il nostro viaggio ricomincia. Ci aspettano quasi 1000 km di strada nel Nord di questo splendido Paese!

Primo giorno del Tour. Riceviamo il benvenuto da parte di un anziano signore di fianco ad un minivan tutto scassato; quel signore si chiama Pradith e sarà la nostra guida. Oltretutto insieme a lui ci sono due coppie di neosposini in luna di miele, i nostri futuri amici, “i siciliani” Fabio e Simona e “i romani” Raffaele ed Eleonora. Solo qualche strana congiunzione astrale poteva metterci tutti insieme nello stesso viaggio, ma è anche grazie a loro se la nostra vacanza è stata indimenticabile: hanno reso la lunga lista di templi che ci attendeva più leggera e divertente!img_0279

Quindi tutti insieme appassionatamente, partiamo alla volta della residenza estiva della famiglia reale: il palazzo di Bang Pa In. Questo luogo ospita ampi e ben curati giardini, strutture di diversi stili architettonici. Nei palazzi istituzionali, reali e nei templi in Thailandia vige la legge del rispetto e del pudore, pertanto è necessario osservare qualche piccola accortezza sull’abbigliamento e sul comportamento e questo complesso non fa eccezione.

Terminata la visita, finalmente, ci dirigiamo verso la seconda capitale più antica della Thailandia, Ayutthaya, per ammirare il Wat Phra Mahathat, le rovine della città antica dichiarata nel 1991 dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. Indescrivibile la bellezza del sito, la maestosità del prang, l’affascinante mistero della testa del Buddha racchiuso dalle radici di un albero. Fortunatamente il bel tempo ci ha regalato panorami indimenticabili, ma il caldo era veramente afoso. E cosa meglio di un gelato al cocco artigianale per alleviare la calura thailandese? Veramente buono, anche se al suo interno c’erano degli strani fili colorati di cui ancora non è chiara la provenienza. Anche Fabio andava matto per questi gelati e Raffa, con la sua fida GoPro montata in testa, ha ripreso tutto rendendo l’intera esperienza ancora più esilarante.

Continuiamo per il Wat Phra Sin Sanphet, uno dei templi più sacri del sito archeologico di Ayutthaya che è caratterizzato da 3 stupa (monumento campaniforme in onore di Buddha e della sua vita)  che sovrastano l’intera area. Questo tempio è stato il più importante del Paese fino alla sua distruzione nel 1767 da parte dei Birmani, è stato di ispirazione per la costruzione di vari templi a Bangkok ed era riservato alla Famiglia Reale; conteneva una delle statue di Buddha costituite interamente d’oro, ben 343 kg di oro!

Probabilmente ‘sta storia dei birmani ha reso Pradith “molto preoccupato”; però ancora non ne siamo certi. Mistero!

La giornata termina a Phitsanulok dove nel Wat Mahatat, uno dei templi più sacri del Paese, assistiamo al “Sankhathan”, ovvero l’offerta ai monaci che avviene attraverso un rito e dei canti effettuati in antica lingua pali.

Il mattino seguente, il tour continua con la visita al Parco Storico della città di Sukhothai, la prima capitale thailandese. Il complesso storico, circondato da mura, conserva le rovine dell’antico Palazzo Reale, punto nevralgico del sito, circondato da un complesso sistema di canali e laghetti (ricchi di ninfee di cui Eleonora si era perdutamente innamorata!), e una serie di templi e monumenti buddhisti. Una di queste si trova a circa 1500m dal Wat Mahtaht, il tempio principale, ed è il Wat Si Chum, un sito che ospita una statua del Buddha seduto alta circa 11 metri, davvero maestoso ed impressionante. Essa si trova tra le 4 mura di un piccolo tempio dove tutt’ora i fedeli si recano in preghiera; questo si nota dalla presenza di piccole foglie d’oro sulla mano della statua e dalle offerte lasciate ai suoi piedi. Un luogo intimo e spirituale.

Durante il tragitto verimg_5916so Chiang Mai ci fermiamo a fare un “pit stop” presso un mercato alimentare della popolazione locale; Qui abbiamo visto, forse in maniera più eclatante, la differenza culinaria. Cavallette, grilli, rane, interiora di ogni essere vivente, che pare siano prelibatezze per gli abitanti del nord del paese. Ciò che però ti rimane sicuramente più impresso è l’odore che si respira passeggiando tra una bancherella e l’altra (anche alla vista può risultare nauseante, ma sarà che sono infermiera e più di tanto non mi ha sconvolta!) ma è sicuramente una esperienza da fare.

Arrivati a Chiang Mai, la “Rosa del Nord”, abbiamo visitato il Wat Phra Singh ed il Wat Chedi Luang entrambi antichi templi buddisti molti importanti nella zona. Particolarità, nel secondo c’è un piccolo tempio in cui possono entrare solo gli uomini, ovviamente motivo di discussione per la femminista Simona e di scherno per Eleonora che, incurante del divieto, era già pronta ad entrare!

Le sere che abbiamo trascorso in questa città sono state allietate dalla presenza dei nostri amici e, soprattutto, dallo shopping nel Mercato Notturno della città (per la gioia di noi ragazze, un po’ meno per i rispettivi consorti!). Il tutto per ben due sere consecutive ☺.

Siamo solo a metà dell’opera! Tra le montagne di Chiang Mai è presente uno dei più famosi templi, il Doi Suthep. Leggenda narra che un elefante bianco sacro, che trasportava una reliquia del Buddha, si sia fermato sulla cima di questa montagna e da quel momento è diventato centro di venerazione popolare. Il tempio si può raggiungere o salendo 309 scalini di una bellissima scala adornata da draghi o con la funicolare; indovinate la nostra scelta!?

Arrivati al tempio, ci troviamo circondati da bellissime orchidee e accecati dall’oro che riveste la struttura principale del complesso. Ci sono campanelle (pare che suonarle porti salute, fortuna e prosperità!), statue di ogni forma, misura e colore, un odore di incenso che pervade l’aria e tantissimi fedeli intenti a circoscrivere il perimetro del Chedi in preghiera. Un altra particolarità di questo tempio è che lungo il suo perimetro ha una lunga serie di dipinti che raccontano la vita di Siddartha fino alla sua illuminazione e la trasformazione in Buddha! L’atmosfera è mistica anche per chi non è credente. La struttura possiede anche una bellissima terrazza con vista su Chiang Mai, ottima per selfie di coppia!img_0630

Appena scesi ci dirigiamo verso la cascate Huey Kaew! Niente di speciale ma sono state palcoscenico del “Selfie della Discordia” di Giacomo, Raffa e Fabio. Durante la foto infatti, Raffa perde gli occhiali che Eleonora gli aveva regalato e Simo cade, quasi addosso ad Ele, mentre cercava di raggiungere Fabio! In tutto questo, io mi stavo facendo gli affari miei!

Il pomeriggio, nettamente più tranquillo rispetto agli altri, lo abbiamo passato tra orchidee, farfalle, oggetti di argento, foulard di seta, pietre preziose e altro shopping!

Dulcis in fundo, GLI ELEFANTI!! Era la parte del viaggio che tutti e 6 aspettavamo con ansia. La mattina seguente infatti eravamo in sella ad un bellissimo elefante che ci ha portato a spasso per il piccolo paese di Chiang Dao diventato centro di addestramento dei pachidermi asiatici (ci hanno assicurato che gli animali son felici, ma l’animalista Fabio ha sempre avuto qualche dubbio!). Oltre alla passeggiata abbiamo visto come li accudiscono, li lavano e li addestrano. Devo ammettere che vedere questi animaloni prendere pennello e colori e dipingere una tela, mi ha scatenato emozioni contrastanti: l’intelligenza è evidente e sconcertante ma non naturale. Insomma, quello a cui abbiamo assistito aveva tutta l’idea di essere un “circo”. A parte ciò, la giornata continua con il rafting sul fiume.

Calmi. Non vi immaginate rapide impetuose e cascate a rotta di collo! Eravamo su di una barchetta di bambù guidata con un bastone da un ragazzo del posto che ci ha fatto fare una minicrociera sul fiume che attraversa Chiang Dao.

img_6199Terminato il bamboo rafting, rimontiamo sul minivan e tra una risata e una banana fritta, arriviamo al villaggio Padaung Karen dove vivono le famose donne giraffa. Vengono chiamate così perché, sin dall’età di 5 anni, le donne indossano delle pesanti collane di ottone al collo che porta ad un progressivo “allungamento” del collo. Tra virgolette perché l’allungamento è solo un effetto ottico che si crea dall’abbassamento delle clavicole dovuto dal peso degli ornamenti, e questo fa si che il collo sembri più lungo. Chiaramente vi è inoltre un indebolimento dei muscoli del collo che non riescono a sostenere il peso della testa e la repentina rimozione delle collane può essere molto pericoloso. Quando si parla di queste tribù si accende sempre un dibattito; mantenere viva questa usanza visitandolo o boicottare i turisti e chiunque ci guadagni?

 

 

 

 

Abbiamo riflettuto sull’argomento per circa 200km, giusto per arrivare all’ultima tappa: Chiang Rai e il triangolo d’oro. Il Triangolo d’Oro è dove il Mekong con il suo corso divide Thailandia, Myanmar e Laos. Una vista mozzafiato.

E dopo una rapida occhiata al “Museo dell’oppio” e alla CASA SORPRENDENTE, torniamo in hotel. E’ giunto il momento di salutare i nostri compagni di viaggio. I nostri amici. Grazie a loro sono stati 4 giorni indimenticabili trascorsi in uno dei paesi più belli del mondo. Adesso le nostre strade si dividono; loro nella fantastica Phuket “dalla fine e bianca sabbia!” e noi a Ko Chang “isola selvaggia e malarica”.

Queste righe le dedico a voi, che anche se non le leggerete mai, sappiate che è stato un vero piacere conoscervi. E confido che un giorno riusciremo a rivederci tutti, a Roma o ai piedi dell’Etna. Vi vogliamo bene. Anche a te Pradith!!img_6101img_6296

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