Captain Fantastic!

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Noam Chomsky. Chi è questo personaggio che la famiglia Cash festeggia ogni anno?

La famiglia Cash, protagonisti del film Captain Fantastic, è una famiglia alquanto speciale. Composta dal patriarca Ben (Viggo Mortensen) e da ben sei figli, di età compresa tra i cinque e i diciassette anni, vivono nel cuore di una foresta nel NordAmerica, lontano dalla città e dal consumismo “moderno”. Imparano a cacciare, coltivare, a vivere di quello che la natura gli offre, e passano le giornate allenandosi duramente, sia dal punto di vista fisico, che culturale. E’ abitudine della famiglia riunirsi intorno al fuoco, ognuno col proprio libro in mano, e intrattenere discussioni su politica, filosofia, letteratura e arte, il tutto intervallato da dolci note musicali. Niente è scontato, tutto viene approfondito e la parola INTERESSANTE è bandita.

Purtroppo, la morte della madre li costringe ad un duro faccia a faccia con la realtà, mettendo in crisi i dogmi educativi del padre e mostrando l’inadeguatezza dei figli di fronte alla “normalità” occidentale.

Sin dall’inizio del loro viaggio su Steve, un pulmino-casa, la famiglia e il suo “captain” vengono messi alla prova con episodi di vita quotidiana i quali però mostrano forti lacune sugli insegnamenti ricevuti e la reale messa in atto. Tuttavia lo scontro con i cuginetti, i contemporanei millenialls, evidenziano una profonda preparazione culturale che va ben oltre lo studio scolastico “matto e disperatissimo”.

In questa pellicola dal sapore indie,  Matt Ross ha voluto trattare temi contemporanei e oggetto continuo di scontro come l’educazione e la socializzazione. Nonostante riferimenti esasperati e volutamente resi comici, come il motto “Abbasso il sistema”, il regista mette a confronto e fa scontrare metodi di insegnamento diametralmente opposti, di uguale importanza ma di applicabilità differente contestualizzandolo nell’era consumistica odierna. L’utopica impresa di questo padre/docente/life coach si frantuma nel momento in cui si trova a dover combattere contro lo scorrere del tempo e la volontà dei figli i quali, nonostante tutto, lo seguono come discepoli. Il film ci mostra ciò che ogni padre vorrebbe per il proprio figlio: essere in grado di poter fornire ogni mezzo e strumento per affrontare il mondo nei migliore dei modi. Ognuno di noi ha il proprio metodo e il regista li ritrae con leggerezza e simpatia astenendosi dal giudizio.

Divertente, irriverente, con molti spunti di riflessione, scorre bene ed è rivolto ad un pubblico piuttosto eterogeneo. Premettendo di non conoscere la maggior parte delle citazioni e dei riferimenti storici che menzionano, lo spirito del film mi ha spinto a documentarmi. Così ho letto qualcosa del sopracitato Noam Chomsky, (filosofo, teorico della comunicazione e ANARCHICO statunitense, nonchè prof emerito di linguista al MIT, e chi più ne ha più ne metta), il quale una volta disse:

“L’obiettivo dell’educazione è mostrare alla gente come imparare da soli. L’altra accezione dell’educazione è l’indottrinamento”

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